L'ESPERTO RISPONDE
A cura di Carlo Leopardo

 

OCCORRE UN ESAME DI COSCIENZA

 

COSA VENDERE OLTRE AI GIORNALI?

Sono da poco diventata proprietaria di un’edicola in una zona in pieno sviluppo. Per ora gli incassi sono piuttosto bassi: 500.000 al giorno per giornali e riviste più qualche entrata da alcuni giocattoli. Sono molto preoccupata per la sorte dell’edicola e della mia vita. Spesso la fornitura settimanale supera le vendite. L’edicola mi occupa 14 ore al giorno, sono sempre aperta con scarsi risultati. Il magazzino di Ravenna (la città dove lavoro) è veramente una cosa indecente e a causa della deviazione del percorso che il furgone ha deciso di fare, i giornali non si vedono prima delle 7/7,15. Ora vi pongo questa domanda: vorrei cercare di vendere altri prodotti, cosa mi consigliate come investimento sicuro? Ciao e grazie, penso che ci sentiremo presto!

A.V. – Ravenna

 

PER EVTARE LO STRESS DEL RIENTRO

Ho rilevato con mia sorella l’attività dei miei genitori. Da diversi anni ho rinunciato alle ferie perché il distributore mi accantona le pubblicazioni che ricevo giornalmente e me le invia tutte il giorno della riapertura con la conseguente perdita di tempo per risistemare il tutto. Preferisco quindi fare dei turni con mia sorella in modo da evitare lo stress da rientro. Vi domando se è legittimo che il distributore faccia tutto ciò. Basterebbe semplicemente ricominciare il rapporto al momento della riapertura, eventualmente per le pubblicazioni mensili delle quali sarei sprovvisto, potrei rivolgermi al distributore stesso attraverso i normali rifornimenti. Ho notato che i supermercati ricevono quotidiani, settimanali, mensili e testate varie in casse separate. Vi domando se non sarebbe possibile un simile trattamento anche per noi perché così il nostro lavoro del mattino sarebbe più agevolato. Ma forse per i nostri distributori esistono figli e figliastri. Ringrazio anticipatamente.

W. P. – Grugliasco (TO)

 

QUANDO MIGLIORERÀ IL RAPPORTO TRA DISTRIBUTORE ED EDICOLANTE?

Che tempi per il rinnovo di un contratto con D.C. già scaduto da un anno? Come recuperare gli addebiti errati in tempi più brevi di quelli concessi dal D.C? Come avere prima le riviste? È possibile pagare dopo 24 ore dall’arrivo dell’estratto conto senza che si veda sospesa la fornitura?

Ho rilevato da poco un’edicola cartolibreria e devo dire che anche in Toscana i problemi sono uguali a quelli denunciati da altri colleghi. Forse qui sono anche aggravati dal fatto che esiste un solo distributore locale. Siamo schiacciati dalla sua sempre più grande dimensione. Lamento in particolare l’orario d’arrivo delle riviste: dalle 11 alle 11,30 quando cioè è già stata servita la grande distribuzione. Qui perdo già un discreto volume d’affari in quanto la gente compera nei supermercati. In più, se consideriamo che ho solo un’ora e trenta di tempo per:

1 –       inserire il nuovo

2 –       perdere il vecchio

3 –       controllare il richiamo resa

4 –       rendere controllare il conto deposito

5 –       pagare con assegno immediato l’E.C. unitamente a mille altri lavori che non mi permettono di gestire con calma e ordine la contabilità del D.L.....

I richiami resa avvengono con ritardi al limite dei 30 o 40 giorni. Comprendo la necessità di liquidità del nostro distributore che nel frattempo guadagna. Di certo comunque io non posso perderci. Non so quanto un sindacato possa migliorare il rapporto distributore edicolante. So invece quanto il “Dio denaro” sia molto rispettato da chi gestisce miliardi. E se si multasse il D.L. per il suo comportamento non propriamente in linea con il Contratto Nazionale? (a proposito qui in Toscana è scaduto in aprile del 1999). Desidererei sapere inoltre cosa posso fare per far rispettare i tempo di accredito per addebiti errati.

Lettera Firmata – (PT)

 

Ho accomunato queste lettere (cui si aggiungono quelle di Palmina Maugeri e Pierina Beltosto – che per ragioni di spazio non riusciamo a publicare) perché tutte, per vari motivi, evidenziano un malumore e uno sconforto che ormai caratterizzano la nostra categoria.

Il nostro è un lavoro che non dà più alcuna soddisfazione, che non permette alcuna creatività, che ci costringe per molte ore al giorno a uno spossante lavoro burocratico contabile che ruba tempo prezioso da dedicare ai clienti; oltre a ciò le scelte commerciali che ci vengono imposte da alcuni editori (prezzi ribassati, abbinamenti, offerte varie) vengono a produrre una diminuzione notevole dei nostri fatturati.

A questo punto l’edicola deve potersi diversificare, deve vendere anche altri prodotti. I giornalai devono rendersi conto di far parte di una rete commerciale che può diventare appetibile per i fornitori di prodotti non editoriali (vedere l’articolo da pag. 6 in avanti); le nuove leggi sul commercio permettono di fare ciò e molti di voi stanno già sperimentando queste nuove opportunità.

A chi ci chiede suggerimenti su cosa poter vendere, non possiamo dare risposte certe: i prodotti commerciabili sono molti, ma soltanto il titolare di ogni singolo punto vendita – analizzando la clientela, la zona, la vicinanza ad altri negozi – può trovare la nicchia di mercato in cui potersi collocare.

Oltre a ciò, in ormai troppi casi, parecchi di noi sono costretti a subire comportamenti arroganti e vessatori da parte dei distributori locali che forniscono quello che vogliono, all’ora che vogliono, in un rapporto commerciale tra fornitore e cliente che dovrebbe essere paritario ed è invece da padre-padrone: voglio, posso, comando.

Arrogante è anche l’atteggiamento posto in essere dai massimi esponenti dei distributori locali che, a un tavolo di trattative tra le parti, non avendo più risposte da dare a fronte dei loro atteggiamenti e delle loro azioni, si permettono di fare gli sdegnati e di andarsene, rendendo così vani i lavori di detta Commissione.

Sia ben inteso che non intendo generalizzare; ci sono ancora ottimi editori e ottimi distributori. Ma sono una minoranza. La situazione generale, purtroppo, è quella evidenziata dalle vostre lettere: molti di voi si chiedono cosa facciano i Sindacati e io vi dico che lo SNAG fa molto, è sempre presente, attento, propositivo, pronto a denunciare gli abusi per poterne ricercare le cause e per giungere a una soluzione ottimale dei casi. Ma troppe volte si trova di fronte a un vero muro di gomma che tutto rimanda indietro; anzi, a volte gli stessi compagni di percorso pare non abbiano ben chiara la situazione e, invece di affrontare criticamente le storture riscontrate nel sistema, si abbandonano a stucchevoli arzigogoli tecnico politici che lasciano il tempo che trovano.

Da troppo tempo anche la FIEG (l’organo di rappresentanza degli editori – nostra contrroparte) che dovrebbe essere sensibile al grido di dolore proveniente dalla nostra rete di vendita – sembra non riuscire a far rispettare le regole del gioco ai propri associati e loro mandatari. Ne emerge perciò una crisi di rappresentatività tale da farla sembrare una parte non più molto affidabile.

Io credo ancora negli uomini, nella loro intelligenza. Il giocattolo è rotto ma è ancora possibile ripararlo; un esame di coscienza generale deve essere fatto. In passato la rete di vendita ha dimostrato di saper capire i problemi che hanno travagliato il mondo editoriale. È ora che questo mondo cerchi di capire, finalmente, noi giornalai perché una rete di vendita non può e non deve essere demotivata e priva di certezze. Una rete come la nostra, capillare, presente su tutto il territorio deve essere il fiore all’occhiello per gli editori, che dovrebbero investire su di essa anziché disperdere energie laddove, già in partenza, si sapeva non avrebbero dato frutto (leggere l’Editoriale a pag.5).

Solo investendo sulla nostra rete si otterrà il risultato di “vere” maggiori vendite con vantaggi per tutti: editori, distributori e giornalai.

In caso contrario il prodotto editoriale finirà con l’avere una minore penetrazione sul mercato incidendo negativamente sugli attuali lauti proventi pubblicitari con conseguenze che in questo momento non riusciamo a ipotizzare.

Mi auguro che questo grido di dolore venga ascoltato.

 

CONTINUA IL CALVARIO .....

Faccio seguito alla vs. indicazione di rivolgermi alla FIEG di Roma in merito all’impossibilità di ricevere giornali nella mia rivendita. In data odierna sono stato contattato dalla FIEG di Roma nella persona del sig. Sacco che, molto garbatamente, mi ha fatto presente che “la FIEG non entra nel merito delle questioni commerciali”. In pratica, ha chiarito il sig. Sacco, sono gli editori che stabiliscono i loro accordi commerciali sulla distribuzione e mi ha fatto presente che esiste una sentenza della Cassazione secondo la quale un editore può rifiutarsi di rifornire una rivendita. L’unica iniziativa che può intraprendere la FIEG è quella di invitare l’agenzia in questione e i Commissari che la gestiscono, a trattare con la mia società il contenzioso in essere per poter ripristinare la fornitura. È chiaro che a questo punto non ci capisco più nulla in quanto ho già tentato ben tre volte di raggiungere un compromesso con i Commissari ottenendo, oltre all’umiliazione di essere trattato come un delinquente, un’unica risposta: o paghi quanto risulta a noi o niente giornali. Ci sono, come da voi suggerito, gli estremi per ricorrere all’Autorità Garante della concorrenza? Nel ringraziarvi per l’aiuto fornitomi ancora una volta, resto in attesa di un vs. cortese e, nel limite delle possibilità, sollecito riscontro. Cordiali saluti.

Lettera Firmata

 

Non entro nel merito del contenzioso in atto, ma ribadisco quanto già evidenziato nella mia risposta sul numero precedente di Azienda Edicola. Ritengo ci siano gli estremi per ricorrere all’Autorità garante della concorrenza. In base alle regole attuali, come lei ha giustamente puntualizzato nella lettera precedente, non ha alcuna possibilità di acquistare la merce da altri fornitori.

 

IL RECAPITO A DOMICILIO PUÓ ESSERE RETRIBUITO?

Sono proprietario da un anno dell’unica edicola in un piccolo comune di circa 800 persone. Operiamo nel centro storico che dista dalle frazioni circa 3 km. La clientela è prevalentemente composta da persone anziane e casalinghe per tutto l’anno e durante la stagione estiva, e i lunghi ponti, anche da numerosi villeggianti che molte volte hanno problemi per raggiungerci a piedi per mancanza di un servizio di autobus. La scorsa estate, in qualità di nuovo gestore e per attirare nuovi clienti, ho deciso di offrire ai miei clienti, senza alcun sovrapprezzo, la consegna a domicilio. Opzione scelta da molti e non solo per brevi periodi come la stagione estiva o il week-end. Con la nuova stagione molti clienti danno per scontata la gratuità del servizio (alcuni addirittura non ringraziano!), vorrei quindi sapere se è legale e in quale misura chiedere eventualmente il pagamento di questo servizio.

È vero che nelle grandi città si tratta ormai di consuetudine? Vi ringrazio e vi auguro buon lavoro.

M. S. – VB

 

Quello che lei intende svolgere è un SERVIZIO e, in regime di libero mercato, nessuno vieta che al cliente sia richiesto un pagamento a fronte di quanto lei offre (vedi ristoranti che fanno pagare il servizio con una percentuale sul conto o il prezzo maggiorato del bar per il servizio al tavolo, ecc.). Per le formalità burocratico-fiscali chieda delucidazioni al suo commercialista o all’Associazione locale dei commercianti.

 

COME FARE PER SAPERNE DI PIÙ

Vorrei dei chiarimenti più approfonditi in merito alla risposta che ho letto sul n.1 di Azienda Edicola a pag. 50 riguardo i diritti tra il distributore e l’edicolante. Vi chiedo se mi potete mandare le fotocopie delle varie leggi e in caso non fosse possibile avere degli indirizzi a cui rivolgermi. Vi ringrazio .

G. C. – Andria (BA)

 

Purtroppo non possiamo mandarle quanto da lei richiesto. Tuttavia potrà trovare il testo delle Leggi indicate nella Biblioteca della sua città o presso un avvocato.

 

COME FARE PER VENDERE IN MODO ITINERANTE?

Sono intenzionato ad usare un ME 220 debitamente attrezzato per vendere i prodotti editoriali in modo itinerante. Chiedo delucidazioni sulla fattibilità della cosa tipo i confini regionali, provinciali o comunali. Vi ringrazio e vi invio cordiali saluti. Vorrei aderire al vs. sindacato costituendone uno in zona (se non c’è già).

C. Putrino – Albenga (SV)

 

La licenza commerciale per la vendita di giornali e riviste è rilasciata dal comune per le rivendite fisse (chiosco, negozio) in base ai parametri esistenti (Legge 5/8/1981 n. 416 art. 14). Non è necessaria alcuna autorizzazione per la consegna porta a porta e per la vendita ambulante da parte di editori, distributori ed edicolanti. Ne consegue che è possibile fare quello che lei desidera, deve però prima acquisire una licenza commerciale in luogo fisso. In poche parole deve essere titolare di un’edicola e il commercio ambulante può essere svolto solo nell’ambito del comune che ha rilasciato la licenza commerciale.

Per quanto riguarda la sua proposta “sindacale” si rivolga allo SNAG Nazionale – tel. 02.878700.

 

ALCUNE TESTATE NON ARRIVANO PER NIENTE!

Nella mia edicola che dista 7 km. dal centro di Fossano le testate che arrivano in ritardo, cioè dopo la partenza del furgone delle consegne quotidiane, non mi vengono più portate con il secondo viaggio, mentre a Fossano tutte le edicole ne sono provviste. Mi succede con L’UNITÀ e il SOLE 24 Ore. Purtroppo i miei clienti fissi di queste due testate vanno a comperarle altrove. Tutto questo accade perché disto 7 km. o perché la mia é una piccola edicola?

I. L. – Fossano (CN)

 

Tutto questo perché probabilmente il suo fornitore non ritiene redditizio fare un secondo giro per rifornirla delle pubblicazioni ritardatarie. Purtroppo gli editori sempre molto sensibili a far sanzionare un rivenditore per un giorno di ferie in più o per aver chiuso un pomeriggio per una visita dal dentista, non prendono alcun provvedimento nei confronti del distributore locale quando si verifica quello che lei evidenzia. Prenda contatto col nostro sindacato locale (Pierbartolo Mellano – tel.0171.602078) per proporre ricorso all’organo monocratico che “dovrebbe garantire” la corretta interpretazione dell’Accordo Nazionale.

 

MANCA LA CONTINUITÀ

Desidero sapere come mai non vi è continuità nell’invio delle pubblicazioni da parte dell’agenzia. Ho diversi clienti che mi chiedono di tenere da parte alcuni giornali che collezionano, ma quando escono accade che non mi vengano inviati mentre in altri posti, come per esempio nei supermercati, ce ne sono grossi quantitativi. Quando poi chiedo il rifornimento, o non me li mandano senza nemmeno avvisare, o li devo richiedere come arretrati pagandoli di più.

P.S. Che significato hanno le lettere che troviamo sulle bolle?

S. C. – Roure (TO)

 

Faccia un esposto al Prefetto facendo presente che la mancata fornitura delle testate richieste dai suoi clienti, quindi di vendita certa, determina da parte del distributore nei suoi confronti e dei lettori una censura sulla stampa non consentita dalla legge. Sembra una forzatura, ma non costa nulla. Se il Prefetto è una persona corretta deve attivarsi in tal senso perché rappresenta lo Stato sul territorio. Per quanto riguarda il suo P.S., normalmente questi codici riguardano l’appartenenza o meno delle testate alla FIEG e la percentuale di sconto. Per ulteriori informazioni chieda delucidazioni al suo fornitore.

 

UN EDICOLANTE INSODDISFATTO

Sono un edicolante delegato sindacale di Pavia molto deluso dalla linea adottata dal nostro sindacato in merito a due importanti problemi. Il primo riguarda la sperimentazione che, per quel poco che si capisce, mi sembra di intuire che, ancora una volta, i veri vincitori siano gli editori. Il secondo problema è quello del contratto, un contratto fantasma visto che sul nostro giornale (Azienda Edicola) non se ne parla mai e non si sa come e quando verrà discusso. Ma la vera delusione è che anche il mio sindacato, come tutte le altre sigle sindacali, tollera senza un minimo di reazione popolare una situazione contrattuale a dir poco vergognosa.

Ma cosa si aspetta a organizzare una grande manifestazione sindacale davanti ai palazzi del governo? Purtroppo a tentare di difendere i nostri diritti si sono usate troppe parole ma pochi fatti.

Spero che questo mio pensiero anche se polemico sia pubblicato sul prossimo numero di Azienda Edicola. Grazie

P.G. – Pavia

 

Probabilmente lei è un lettore poco attento perché solo nel 1999 su 374 pagine pubblicate da Azienda Edicola ben 47 sono state dedicate alla sperimentazione e hanno sempre costituito il servizio di apertura del giornale. Lo SNAG inoltre invia regolarmente a tutte le sue strutture locali, inclusa quella di Pavia, circolari e documentazioni varie su tutto quanto interessa la nostra categoria. Come vede non è vero che c’è poca informazione. Ma forse lei è iscritto ad altro sindacato. I vincitori e i vinti si potranno conoscere solo al termine della sperimentazione quando cioè l’organo preposto al controllo consegnerà i risultati alla Presidenza del Consiglio. La invito a rileggere le risposte che ho dato ai sigg. Zennaro e Olivieri sul n.1 di Azienda Edicola 2000.

Si parla poco di rinnovo dell’Accordo Nazionale perché La FIEG si renderà disponibile all’apertura delle trattative solo dopo che l’autorità garante della concorrenza avrà deliberato sul settore distributivo attualmente sotto indagine dalla stessa. Per quanto riguarda le regole future, abbiamo le idee chiare anche se, purtroppo, dobbiamo constatare la poca collaborazione da parte delle strutture locali alle quali abbiamo chiesto più volte suggerimenti. Caro Collega, non si preoccupi di essere considerato polemico, forse in questa risposta lo sono stato un po’ anch’io. Ma la polemica, quando è in buona fede, è il sale della vita.

 

PERCHÈ IL PREZZO NON È MAI VISIBILE E POSIZIONATO ALLO STESSO POSTO?

Leggo Azienda Edicola da sempre e, nei vari argomenti trattati, trovo spesso risposte che mi interessano. Ora però vorrei fare io una domanda: non è mai venuto in mente agli editori o chi fa per loro di stampare il prezzo di vendita ben visibile e posizionato sempre e per tutte le riviste allo stesso posto? Esistono difficoltà? È una loro scelta? Per leggere un prezzo sembra di partecipare alla caccia al tesoro.

P. Mezzano – Ivrea (TO)

 

È uno dei 1000 microproblemi che noi giornalai dobbiamo affrontare giornalmente. Lancio da questa rubrica un suggerimento agli editori: poiché entro il mese di gennaio del 2001 tutte le testate dovranno avere il codice a barre, basterebbe inserire i dati necessari, prezzo, data o quant’altro, immediatamente sopra o sotto il codice a barre in modo da renderli facilmente visibili. Sarebbe una soluzione che ci eviterebbe quella che lei simpaticamente chiama “caccia al tesoro”. Il problema è già stato discusso più volte, ma ci è stato risposto che vincolare la posizione del prezzo non avrebbe consentito ai creativi di sbizzarrirsi nella creazione della copertina. Se ci fossero le olimpiadi della stupidità, il nostro paese sarebbe in grado di mettere in campo la nazionale più forte e con una panchina lunghissima

 

ESTRATTI CONTO NON VOLTURATI

Gli E/C che le invio risultano ancora intestati al precedente titolare della rivendita. Questo perché l’Agenzia ha omesso per più di un anno la voltura dei nominativi.

M. C. – S. A. (NA)

 

Quanto messo in atto dal suo fornitore è un grandissimo abuso con notevoli implicazioni fiscali per lei e per il precedente titolare. Nei suoi estratti conto compaiono poi da più di un anno voci come ANTICIPO FORNITURE e COSTI DI GESTIONE illegittime. Attendo una sua memoria che faccia la cronistoria di questa sua “avventura” con questo fornitore che calpesta ogni regola sottoscritta dai suoi mandatari. Ritengo sia una storia interessantissima e sarò lieto di fargliela pubblicare per vedere che tipo di reazione susciterà ai piani alti della FIEG e dell’Associazione Nazionale Distributori Locali.