Lunedi, 16 luglio 2018

L'unico mensile professionale per rivenditori di giornali

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20 Giugno 2018

UNA GUERRA INUTILE

UNA GUERRA INUTILE

A due mesi dal termine degli incontri dei gruppi tecnici richiesti dalla FIEG (Federazione Italiana Editori Giornali) e a un mese dal sollecito inoltrato dalle Organizzazioni Sindacali - per avviare le trattative per il rinnovo dell'Accordo Nazionale - non ci siamo ancora riuniti.

La Fieg, forse per mancanza di tempo, oppure per menefreghismo, disinteresse o per chissà  quale altra motivazione non solo non ha ancora convocato l'incontro, ma non si è nemmeno degnata di comunicare cosa intende fare in proposito.

La Fieg rappresenta le aziende editrici di giornali quotidiani e periodici e le agenzie nazionali di stampa.
Leggo, dal loro sito ufficiale, alcuni degli scopi previsti dallo Statuto:

  • tutela della libertà di informazione;
  • difesa dei diritti e degli interessi morali e materiali delle imprese associate;
  • stipula e gestisce l'Accordo Nazionale per la rivendita della stampa quotidiana e periodica;
  • presta consulenza legale per l'interpretazione e l'applicazione della normativa di interesse per il settore;
  • elabora studi ed analisi sulle principali tendenze del mercato dell'editoria;
  • assiste le associate in materia di vendita, distribuzione, trasporti e pubblicità .

La Fieg, fondata nel 1950, certamente credeva in questi valori tanto da farne la sua mission.
E poi, cosa è accaduto?
E' sicuramente venuta meno a questi obiettivi.

Non ricordo, infatti, vi sia stato un intervento, negli ultimi vent'anni, in difesa della libertà di informazione o dei diritti delle imprese associate (motivo che sicuramente ha messo in fuga parecchi editori).

In quanto al fatto che si occupi della stipula dell'Accordo Nazionale siamo più fortunati perché l'ultimo risale solo al 2005! Se invece analizziamo il ruolo che ha avuto nella gestione dell'Accordo possiamo definirlo inattivo o inesistente.

Preferisco non esaminare, invece, la consulenza legale per fornire l'interpretazione e l'applicazione della normativa di interesse per il settore, visto che, dovendo fare un esempio, in sede di gruppo tecnico non siamo riusciti nemmeno a far integrare l'Accordo Nazionale con le normative di legge approvate lo scorso anno a favore dei rivenditori di giornali.

Se invece parliamo dell'analisi delle principali tendenze del mercato dell'editoria, riscontriamo come la Fieg si sia limitata a monitorare, in modo sterile, quanto evidenziato dai diversi studi condotti da professori universitari, ovvero a sostenere che il mercato è in costante e continua flessione.

Permettetemi di dire che persino una persona con la licenza elementare avrebbe pensato a come incidere su questi dati e non semplicemente a prenderne atto, di anno in anno come fatto dalla Fieg.

Ma veniamo ad un altro punto cardine: la Fieg assiste le associate in materia di vendita, distribuzione, trasporti e pubblicità .
Eppure alle riunioni continua a sostenere di non aver alcun potere in materia di distribuzione e trasporto.
A chi dobbiamo credere? Alle norme Statutarie o ai funzionari che dirigono la Federazione che continuano ad alternarsi fra di loro e, oltre al proprio interesse economico personale, hanno solo una cosa in comune: non volersi prendere alcuna responsabilità  perché, a loro dire, sono privi di potere decisionale o vogliono solo prendere tempo (forse sarebbe più giusto dire a perdere tempo).

Sono stanco di chiedere agli edicolanti di attendere il numero successivo di Azienda Edicola per essere aggiornati in merito a ciò che non so, e quindi, se, quando e come, riusciremo a discuterne con i rappresentanti della Fieg.
Mi domando se gli editori, quelli che ancora fanno parte della Fieg, si sentono realmente rappresentati da quest'ultima, visto che non ha più la forza politica e contrattuale di una volta e, soprattutto, non possiede la maggioranza delle testate del settore.
Alla luce di questo è corretto che Fieg negozi l'Accordo e lo stipuli (a livello nazionale) per tutti gli editori, o dovrebbe poterlo fare solo per una parte di essi? Cioé, per quella che rappresenta realmente.

Chiedo, invece, a tutti gli editori: volete promuovere e rilanciare le vostre testate (magari abbandonando le percentuali fisse, e immutate da decenni, di aggio) a favore di un maggior investimento che incentivi i rivenditori di giornali, visto che avete attuato anche la politica del prezzo delle pubblicazioni che tendono al ribasso (come peraltro i fatturati di tutti i componenti della filiera), o preferite attendere che la rete di vendita scompaia lentamente, e voi con loro?

Perchè stiamo assistendo ad una guerra per la sopravvivenza. I distributori locali vessano i rivenditori, e questi ultimi chiudono o svendono la propria attività  pur di uscire quanto prima dal settore. 

Ma non è certo una soluzione per nessuno. E se non si porrà  fine a questa lotta si dovranno adottare contromisure che limitino, il più possibile, i danni.

Invito quindi gli editori a far leva sulla Fieg affinchè si decida ad organizzare urgentemente le riunioni per il rinnovo dell'Accordo Nazionale.
Sappiate, sin d'ora, che si dovrà  partire dal miglioramento delle condizioni economiche dei rivenditori.
Le regole ci sono e forse, e sottolineo forse, sono fin troppe.
Quel che manca, adesso, è di retribuire in modo dignitoso chi, ogni giorno, si ostina a credere nel prodotto che pone in vendita.
E, chiaramente, ora è tempo che ci crediate anche voi!